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Remissione delle spese del processo e di mantenimento in carcere

L’ art. 6 del dPR n. 115/2002 e l’ art. 106 del dPR n. 230/2000 prevedono la remissione del debito per le spese di procedimento giudiziario e/o di mantenimento in carcere o in altro istituto.

Le persone che sono state condannate con sentenza penale irrevocabile, anche se non detenute, e gli internati (le persone sottoposte a misure di sicurezza detentive), in presenza di determinate condizioni, possono essere esentate dal pagamento delle spese del processo e di mantenimento in istituto o possono beneficiare di uno sconto.

Alla persona che non è stata detenuta o internata, può essere rimesso il debito per le spese del processo a condizione che:
– si trovi in disagiate condizioni economiche;
– abbia tenuto una regolare condotta in libertà.

Se l’interessato, invece, è stato detenuto o internato può essere rimesso il debito per le spese del processo e per le spese di mantenimento in carcere a condizione che:
– si trovi in disagiate condizioni economiche;
– abbia tenuto in istituto una regolare condotta.

Come si presenta la domanda

La richiesta di remissione del debito può essere presentata in carta semplice fino a che non è conclusa la procedura per il recupero del credito, che è sospesa se in corso (dunque anche nel caso in cui il recupero sia stato già affidato a Equitalia): dall’interessato; dai prossimi congiunti; o dal Consiglio di disciplina dell’Istituto dove è detenuto.

La remissione del debito può essere chiesta solo per le spese del procedimento giudiziario e del mantenimento in carcere, non per le pene pecuniarie e per debiti di altro genere.

Se l’interessato è detenuto o internato, la domanda deve essere presentata al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sull’istituto in cui il soggetto si trova ristretto al momento della richiesta; se l’interessato, invece, è in stato di libertà la domanda deve essere presentata al magistrato di sorveglianza che ha competenza sul luogo in cui la persona  ha la residenza anagrafica o, comunque, il domicilio.

La domanda può essere presentata personalmente (in udienza camerale si verrà assistiti da un difensore d’ufficio) oppure con l’assistenza di un difensore di fiducia.

I requisiti a pena di inammissibilità

L’istanza deve indicare:

  • le generalità e l’indirizzo di chi chiede la remissione del debito;
  • 
il numero della sentenza per la quale si chiede il beneficio e l’autorità giudiziaria che l’ha emessa (è utile anche allegare una copia);
  • dove e quando è stata scontata la pena;
  • se sono stati effettuati dei pagamenti per le spese giudiziarie o per spese di mantenimento in carcere, allegando copia delle ricevute;
  • il motivo per cui ci si trova in disagiate condizioni economiche (mancanza di lavoro, problemi di salute, ecc.) depositando la relativa documentazione (es. modello “Cud” di dichiarazione dei redditi, certificato di disoccupazione o di mobilità, libretto del lavoro, certificati sanitari, ecc.).

Bisogna, inoltre, dichiarare di aver tenuto una condotta regolare sia durante la detenzione sia, successivamente alla commissione del reato, in libertà (si possono allegare attestazioni o testimonianze in merito).

La decisione sulla remissione del debito è presa dal magistrato di sorveglianza dopo aver esaminato gli atti e sentito le parti in udienza camerale.

Tips: Per questa fase si può presentare istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato se ne sussistono i presupposti.

Luigina Camilli
Laureata in Giurisprudenza presso l'Università RomaTre. Consulente legale per piccole e medie imprese. Specializzata in pratiche di recupero del credito giudiziale e stragiudiziale e di tutela del consumatore.